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All’Istituto Comprensivo Grazia Deledda di Ilbono massiccia partecipazione per la tappa del tour “nodipendenze”.

A Ilbono per proseguire la campagna di sensibilizzazione rivolta ai giovani studenti ogliastrini. Presente all’Istituto Comprensivo Grazia Deledda di Ilbono il comandante dell’ispettorato forestale di Lanusei, Giovanni Monaci che ha ribadito l’importanza di questi incontri: “Sono formativi e consentono ai ragazzi di intraprendere percorsi che possano differenziarsi da quelle che sono le insidie di determinate dipendenze”.
Le scuola coinvolta in questo caso è stata quella dell’Istituto Comprensivo Grazia Deledda con le quinte classi della scuola primaria. Sono stati coinvolti 80 studenti.
La manifestazione è stata condotta dal tecnico “Ludico sportivo” Alex Musa, il quale ha coordinato gli interventi di Luisa Puggioni, psicologa-psicoterapeuta e vice-presidente dell’Ordine degli psicologi, la quale da cinque anni segue il progetto legato alle dipendenze. “Il cervello in età adolescenziale è super attivo.-ha detto la psicologa-Facendo uso smisurato dei social vi è una sorta di rilassamento del cervello stesso. Quest’ultimo è diviso in due parti, emisfero sinistro e destro. Entrambi vengono traumatizzati se si esagera stando davanti a un tablet o uno smartphone. Per fare un esempio calzante è come un tubo bloccato da una pietra”. Ha avuto spazio anche il Sindaco di Ilbono, Gianpietro Murru, che ha finanziato il progetto come Comune. Il primo cittadino ha detto: “Il nostro impegno prosegue. Per sensibilizzare studenti, genitori ed insegnanti. C’è da elogiare il metodo educativo differente dal solito quando si trattano argomenti così delicati”. Al suo fianco anche Arianna De Pau, assessore della pubblica istruzione sempre del Comune ogliastrino. Come ospite della mattinata l’Officina Creativa Janas di Lanusei, che opera a livello nazionale nel gioco degli scacchi. Presente anche la Dott.ssa Elisabetta Pusceddu, Presidente dell’Associazione Sport e Salute.
SERGIO  DEMURU

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Dipendenze

Lo “shopping compulsivo”: bisogno fuori controllo di spendere, spendere, spendere.

Si faceva per necessità, si fa per hobby. Comprare. Fare “shopping”, come si dice nel linguaggio comune. Spesso per divertimento o fino a subirlo come una droga irresistibile. Il nome in psichiatria c’è: “shopping compulsivo”, il bisogno fuori controllo di spendere, spendere, spendere. O, come la vede l’interessato/a, comprare, comprare, comprare. Acquisire sempre di più, tanto da non sapere a volte cosa farsene di quel che si è preso.
Qual è il limite tra grande piacere e patologica compulsione? Un gruppo di psicologi dell’Università di Bergen (Norvegia), in collaborazione con altre università americane e inglesi, ha provato a stilare una lista dei sintomi indicativi e ne ha individuati sette che permettono di fare l’autodiagnosi a seconda del punteggio che si raggiunge. Un test, insomma, in sette punti, descritto in un lavoro pubblicato su Frontiers in Psychology. La capo ricercatrice, Cecilie Schou Andreassen, ha indicato anche il profilo psicologico di chi è più facile cada in questa trappola. Donne, innanzitutto. Nelle quali il disturbo comincia a manifestarsi nella tarda adolescenza e prima età adulta, per poi diminuire con l’età. Donne che sono o molto estroverse oppure toccate da problemi di ansia, depressione, scarsa autostima. Il primo gruppo sarebbe portato agli acquisti irrefrenabili per sfoggiare in società, per esprimere la loro personalità espansiva, per voglia di contare di più socialmente. Il secondo gruppo può venire spinto a non frenarsi tra una vetrina e l’altra per tirarsi su. A usare le “spese pazze” quasi come una medicina per spegnere l’ansia o sollevare un umore basso. “A volte, però,-osserva la dottoressa Andreassen-questi sintomi di malessere sono non la causa, ma il risultato del non sapersi controllare nei negozi».
Ed eccoci ai “7 segnali d’allarme”:
1 – Pensi allo shopping di continuo
2 – Compri per cambiare il tuo umore
3 – Compri così tanto che il tuo “shopping” interferisce con le tue incombenze quotidiane (per esempio scuola o lavoro)
4 – Senti che devi comprare di più e sempre di più per ottenere la stessa soddisfazione provata in precedenza
5 – Hai deciso di comprare meno, ma non ci sei riuscito/a
6 – Ti senti male se per un qualche motivo non puoi fare “shopping”
7 – Compri così tanto da mettere a rischio il tuo benessere.
Sette punti importanti e fondamentali che possono permettere di fare una diagnosi importante e definitiva sulla patologia.
SERGIO  DEMURU

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Dipendenze

Quali sono le droghe leggere e quali effetti hanno.

Droghe leggere è un termine generico, non tecnico, con cui ci si riferisce a sostanze che anche se hanno un effetto sul cervello e sulla psiche, tuttavia non avrebbero la capacità di dare conseguenze “pesanti” come la dipendenza e la crisi di astinenza. Ma è davvero così?
Si può rispondere in modo sensato a questa domanda solo se si ricorda che la dipendenza da droghe non è un effetto esclusivo della droga, più o meno leggera, ma il risultato dell’interazione tra la droga e chi la assume.
La quantità, la frequenza, la via di assunzione, le circostanze di consumo, la sensibilità individuale, l’assunzione insieme ad altre sostanze, condizionano fortemente gli effetti di una droga su un particolare individuo.
Quindi si potrebbe dire che possono esistere “dipendenze pesanti da droghe leggere” e “dipendenze leggere da droghe pesanti”. In sintesi, ogni sostanza che agisce sul cervello e sulla psiche può dare problemi più o meno grossi a seconda di quanto e come la persona che la assume si lascia prendere da essa.
In modo generico e inesatto, con droghe leggere ci si riferisce alle sostanze psicotrope ricavabili da una pianta originaria dell’Asia meridionale, la Cannabis (nome botanico Canapa).
A seconda dell’ambiente e del clima in cui si è sviluppata, la pianta ha caratteristiche diverse:
a) Cannabis sativa: presenta una forma slanciata con foglie di color verde chiaro. Queste piante tendono ad avere alte concentrazioni di THC tetraidrocannabinolo, il principio attivo che dà gli effetti psichici in genere cercati da chi consuma Cannabis e un contenuto basso di CBD, il Cannabidiolo, un componente che ha essenzialmente effetti sedativi e antidolorifici, ma non psicoattivi. È il tipo di Cannabis nativa più usata per ottenere la droga.
b) Cannabis indica: si distingue per le dimensioni più contenute e le forme cespugliose, questa possiede una concentrazione di Cannabidiolo più elevata rispetto alla sativa. La varietà di Cannabis in questione conduce ad uno stato di rilassatezza muscolare, ad un effetto calmante e, inoltre, concilia il sonno.
c) Cannabis ruderalis: questa, presenta una scarsa concentrazione di THC combinata ad un elevato contenuto di Cannabidiolo. La caratteristica principale della Cannabis ruderalis è quella di essere auto-fiorente, ovvero di non dipendere dal fotoperiodo per fiorire. Questa varietà viene utilizzata nella creazione di piante genetiche ibride (ovvero, in parte ruderalis, e in parte indica e/o sativa), dalle quali si ottengono tipi di Cannabis con concentrazioni di principi attivi proprie della indica o della sativa, ma auto-fiorenti, quindi più facili da coltivare.
Ecco alcune delle sostanze psicotrope ricavabili dalla Cannabis e che, come abbiamo già detto, genericamente, vengono definite droghe leggere.
Hashish è il prodotto ottenuto dalla lavorazione della resina dei fiori femminili. Ha una elevata concentrazione di THC, tra il 10 e il 20%, quindi è potente.
Ganja (o sensimilla) è il materiale secco, non resinoso, sulla punta delle piante femminili, che ha tra il 5 e l’8% di THC.
L’Olio di Hashish, è un liquido costituito sia da materiale erboso che da resina di Cannabis. Può assumere una colorazione verde o marrone scuro.
Marijuana o Bhang è il resto della pianta e ha un contenuto basso di THC (2-5%). Tuttavia, nuove tecniche di coltivazione hanno cercato di aumentare il THC anche in questa parte della pianta, arrivando fino al 9%.
Skunk è una ibridazione di tipi diversi di Cannabis, selezionata per dare una maggiore concentrazione di THC, che arriva fino al 25%, con una bassa concentrazione di CBD. Ha pertanto effetti psicoattivi rilevanti ma una scarsa compensazione sedativa da CBD, per cui produce più facilmente crisi psicotiche.
Prendendo ispirazione dal THC, si stanno producendo una serie infinita di composti sintetici, molto potenti, come JWH-018, CP 47 (spice, K2, incenso, mojo), che sono continuamente variati per sfuggire alla legislazione e ai test diagnostici di laboratorio. Sono sostanze ad elevata tossicità e dagli effetti sconosciuti, ma probabilmente pericolosi. Il fatto che non siano riscontrabili in laboratorio costituisce un grosso problema in Pronto Soccorso, in caso di effetti gravi, perché non si può somministrare l’antidoto.
L’effetto è immediato se fumata, ritardato se assunta per os (mangiata, bevuta) e la durata è di circa 2-3 ore. Dato che il THC si distribuisce nel grasso corporeo, il metabilita carbossi-THC è ritrovabile per 2 settimane (fino a 4) nell’urina.
Gli effetti generali che normalmente ricerca chi assume Cannabis sono: analgesia, sensazione di euforia, riduzione dell’aggressività e quindi ricerca di calma, sedazione.
Altri effetti immediati ma che definirei decisamente indesiderati sono:
1) bocca secca
2) fame compulsiva (chiamata “fame chimica” da chi la fuma)
3) ipertensione con ipotensione ortostatica (quando ci gira la testa appena ci solleviamo)
4) tachicardia
5) congiuntive arrossate
Senza trascurare i danni da fumo sull’apparato respiratorio, analoghi a quelli del fumo di sigaretta, incluso il cancro polmonare, l’uso continuo e quindi l’abuso di derivati della Cannabis, causa effetti collaterali. Alcuni di tipo psicotico sono reversibili in 2-6 settimane. Quelli più riscontrati sono:
1) depressione e angoscia
2) ansia
3) attacchi di panico
4) idee deliranti
5) paranoia
6) allucinazioni
7) confusione mentale
8) disorientamento
9) senso di alienazione
10) incoordinamento motorio
11) alterazioni cognitive (apprendimento e memoria, quindi attenzione ai giovani!)
I derivati della Cannabis, non sono “dementing drug” come le Benzodiazepine e l’alcol, cioè gli effetti sulla capacità di fare ragionamenti complessi si recupera in circa 30 giorni di astensione.
Si può avere una crisi di astinenza da Cannabis?
Sì. Anche se comunemente si ritiene che non ci sia, almeno una persona su 10 ha una sindrome astinenziale significativa.
I disturbi principali sono irritabilità, ansia, insonnia e incubi, disregolazione dell’umore (collera, aggressività), perdita dell’appetito. Inoltre si può avere senso di malessere generale con cefalea, brividi, sudorazione profusa, tensione fisica. Può durare molti giorni, anche 3-4 settimane.
Perché la dipendenza da Cannabis è pericolosa?
La dipendenza da cannabis può causare molti danni a livello cerebrale, sessuale e fisico. L’uso di Cannabis è un forte fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi psicotici.
Il consumo di “droghe leggere” ha effetti gravi in età adolescenziale, infatti, studi recenti hanno confermato che l’uso di queste sostanze altera la capacità dei neuroni di svilupparsi in modo appropriato, portando così ad una maggiore vulnerabilità all’insorgenza di disturbi mentali, quali depressione, psicosi, ansia e disturbi affettivi.
Disturbi a livello sessuale, sia per gli uomini (incapacità a raggiungere l’erezione, infertilità, anomalie spermatiche, diminuzione del livello di testosterone e della motilità) che per le donne (aumento del livello di testosterone, alterazione del ciclo mestruale, deficit fetali di crescita, parti pretermine, difficoltà al momento del travaglio). Inoltre possono presentarsi problemi fisici a carico del sistema respiratorio (bronchite acute) e maggiore probabilità di sviluppare tumori ed infarti.
In seguito alla carrellata degli effetti che la Cannabis produce, avvalorare l’ipotesi che si tratti di sostanze leggere significa incentivare le persone a sottovalutare le conseguenze cui tale sostanza può portare, e quindi provarne il consumo.
In conclusione, quindi, come possiamo promuovere corretti stili di vita e fare campagne contro il consumo di droga, alcol e tabacco se poi in forma contraddittoria sosteniamo che in piccole dosi o in forma leggera, le droghe non fanno male o non arrecano danno?

SERGIO  DEMURU

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Il fumo – Tabagismo

Il consumo di tabacco (tabagismo) rappresenta uno dei più grandi problemi di sanità pubblica a livello mondiale ed è uno dei maggiori fattori di rischio nello sviluppo di patologie neoplastiche, cardiovascolari e respiratorie.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) il fumo di tabacco rappresenta la seconda causa di morte nel mondo e la principale causa di morte evitabile.

L’OMS calcola che quasi 6 milioni di persone perdono la vita ogni anno per i danni da tabagismo, fra le vittime oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo.

Il fumo uccide una persona ogni sei secondi ed è a tutti gli effetti un’epidemia fra le peggiori mai affrontate a livello globale.

Il totale dei decessi entro il 2030 potrebbe raggiungere quota 8 milioni all’anno e si stima che nel XXI secolo il tabagismo avrà causato fino a un miliardo di morti.

Si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco in Italia dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno.

Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età.

Secondo un Rapporto sulla prevenzione e controllo del tabagismo, realizzato dalla D.G.

Prevenzione del Ministero della salute, in Italia i fumatori di tabacco sono circa il 20% della popolazione ultraquattordicenne, con forti differenze di genere (24,8% maschi e 15,1% femmine).

Il consumo medio di sigarette al giorno è di circa 12 sigarette, ¼ dei fumatori ne consuma più di un pacchetto al giorno.

Il fumo non è responsabile solo del tumore del polmone, ma rappresenta anche il principale fattore di rischio per le malattie respiratorie non neoplastiche, fra cui la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare: un fumatore ha un rischio di mortalità, a causa di una coronaropatia, superiore da 3 a 5 volte rispetto a un non fumatore.

Un individuo che fuma per tutta la vita ha il 50% di probabilità di morire per una patologia direttamente correlata al fumo e la sua vita potrebbe non superare un’età compresa tra i 45 e i 54 anni.

In generale, va considerato che la qualità di vita del fumatore è seriamente compromessa, a causa della maggiore frequenza di patologie respiratorie (tosse, catarro, bronchiti ricorrenti, asma ecc.) e cardiache (ipertensione, ictus, infarto ecc.) che possono limitare le attività della vita quotidiana.

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L’alcol – Alcolismo

La dipendenza alcolica, o alcolismo, è caratterizzata da un comportamento di ricerca compulsiva di bevande alcoliche e da assuefazione e tolleranza.

Come per qualunque dipendenza da sostanze, anche nell’alcolismo la brusca interruzione del consumo di alcol causa la sindrome da astinenza, caratterizzata da tachicardia, tremori, nausea e vomito, agitazione, allucinazioni, convulsioni.

Gli effetti dell’alcolismo interferiscono pesantemente con la salute della persona e con la sua vita lavorativa, relazionale e sociale.

L’alcolismo é definito dalla contemporanea presenza della perdita di controllo del consumo di alcolici: si ha il “fenomeno del primo bicchiere”, i tentativi inefficaci di controllo, il continuo comportamento compulsivo nonostante le gravi conseguenze legate a tale consumo, il desiderio compulsivo di assumere alcolici anche in assenza di intossicazione in atto (craving).

E poi l’incapacità di rinunciare alla sua assunzione, assieme allo sforzo per procurarselo, dovuto all’irresistibile desiderio legato al piacere dell’assunzione (dipendenza psichica), con tendenza ad aumentare la dose per mantenere il medesimo effetto (tolleranza) e al timore dell’insorgenza della sintomatologia organica di privazione o astinenza (dipendenza fisica).

Si cambia lo stile di vita, si tende all’isolamento, fino alla perdita delle abituali relazioni sociali.

Tra gli effetti anche i problemi familiari, o comunque della rete sociale personale, che possono giungere alla disgregazione del tessuto familiare e alla comparsa di franche manifestazioni di sofferenza psichica, emozionale e relazionale nel partner e negli altri conviventi.

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Gioco d’azzardo patologico

La dipendenza da gioco d’azzardo (“gambling”) è caratterizzata dall’incapacità di resistere alla tentazione “persistente, ricorrente e maladattiva” di giocare somme di denaro elevate su determinati giochi (es. carte, attività sportive, lotterie, slot machine).

Presenta molte similitudini con il disturbo da uso di sostanze: dipendenza dalla gratificazione, comportamento edonico (ricerca del piacere), impulsività nel prendere decisioni/sottovalutazione delle conseguenze, perdita di controllo, craving (bisogno irrefrenabile di ricercare il gioco), ricerca del rischio e tolleranza e astinenza.

La propensione al gioco patologico può essere esasperata da periodi di difficoltà e stress in ambito lavorativo (perdita o peggioramento delle condizioni di lavoro, cassa integrazione, pensionamento ecc.) o familiare (divorzio, lutto, malattia di un parente stretto ecc.) oppure in caso di insorgenza/aggravamento di stati ansiosi e depressivi non trattati.

In queste situazioni, il gioco d’azzardo diventa una forma di compensazione temporanea all’insoddisfazione e alle preoccupazioni in altri contesti.

L’apparente soluzione si rivela, però, ben presto peggiore del male iniziale, determinando problemi relazionali, professionali ed economici aggiuntivi, nonché un ulteriore scadimento del tono dell’umore.