Categorie
Senza categoria

La nictofobia è una paura morbosa e irrazionale del buio e della notte. Può diventare patologica come una dipendenza

La nictofobia (dal greco nyctos, “notte”, e phobos, “paura”), detta anche acluofobia, è una paura morbosa e irrazionale del buio e della notte. Si tratta di una fobia specifica, in quanto la paura è eccessiva, causa ansia e ha un impatto forte sulla vita quotidiana di chi che ne soffre.
È molto comune durante l’infanzia e in questo caso viene considerata una fase normale dello sviluppo, ma può colpire anche gli adulti.
La nictofobia porta a sperimentare angoscia e forte disagio quando ci si ritrova in ambienti oscuri.
Tuttavia, non è la paura dell’oscurità stessa, bensì un timore dei possibili pericoli che potrebbero nascondersi nel buio. Sarebbe la mancanza di stimoli visivi, e quindi l’impossibilità di vedere cosa c’è nell’ambiente, a far scattare il segnale di pericolo e a far crescere la paura.
Negli adulti la nictofobia ha molti dei sintomi delle altre fobie specifiche, in questo caso scatenati dallo stimolo dell’esposizione all’oscurità, o anche al semplice pensiero di una simile situazione.
I sintomi cognitivi includono forte paura quando si è al buio, ansia o panico, percezione di minaccia imminente, angoscia di potere perdere il controllo, intenso bisogno di sfuggire dalla situazione, distacco da sé e dalla realtà con la sensazione di essere “irreali”, sentirsi impotenti di fronte alla paura e credere di svenire o di morire.
La nictofobia può causare anche sintomi fisici legati all’ansia, come
1) aumento della frequenza cardiaca
2) respiro affannato
3) nausea
4) mal di testa
5) sudorazione eccessiva
6) vampate di calore o di freddo
7) senso di oppressione o dolore al petto
8) tremori
9) formicolii
10) vertigini
11) bocca secca.
Esistono anche dei sintomi comportamentali associati alla nictofobia.
Le persone fobiche mettono in atto strategie di evitamento. Nel caso della nictofobia, cercano di non esporsi al buio, ritardando l’ora di andare a dormire, non uscendo la sera e scappando dalle stanze buie.
Ogni volta che si ritrovano al buio diventano nervosi e irrequieti. Eseguono anche dei rituali comportamentali per scongiurare la paura, come controllare ripetutamente che le porte e le finestre siano chiuse o che non ci sia nessuno sotto il letto.
È comune che cerchino la rassicurazione di un familiare e che non vogliano rimanere da soli.
Inoltre, questa fobia è caratterizzata da disturbi del sonno e dall’impossibilità di dormire con le luci spente. L’associazione tra insonnia e nictofobia è stata stabilita da diverse evidenze scientifiche.
Secondo una ricerca condotta dall’Università canadese di Ryerson, il 50% dei soggetti insonni ha paura del buio.
Anche nei bambini, la nictofobia può causare insonnia. Secondo uno studio, un bambino che ha una gran paura del buio impiegherebbe quasi 1 ora in più per dormire rispetto a un bambino che non ne ha. Spesso scatena anche forti pianti notturni e incubi.
Per chi soffre di nictofobia, le conseguenze più temibili che potrebbero sorgere sono gli attacchi di panico e un’interferenza significativa con le attività quotidiane, professionali o con il rendimento scolastico.
Si stima che circa 1 bambino su 3, tra i 3 e i 6 anni di età, abbia paura del buio. Questa paura è normale, così come la diffusa credenza che le tenebre possano celare la presenza di mostri o fantasmi. Per via di questa paura, è comune che i bambini si sveglino e piangano nel mezzo della notte, che abbiano incubi e che non vogliano dormire da soli.
Di solito, la nictofobia nei bambini diminuisce progressivamente intorno ai 9 anni di età, per poi scomparire naturalmente.
In alcuni casi, la paura del buio persiste e si consolida come fobia specifica. Le statistiche indicano che 1 adulto su 10 soffrirebbe di nictofobia. Negli adulti, la paura del buio assume le caratteristiche di una vera e propria patologia fobica.
Spesso è originata da un periodo di stress o da esperienze traumatiche associate all’oscurità o alla notte che la persona ha vissuto durante l’infanzia o recentemente. In chi soffre di nictofobia, al buio, iniziano a prendere piede pensieri negativi e la persona si agita, presa dall’angoscia e dall’ansia.
Da un punto di vista evoluzionistico, la paura del buio è funzionale al monitoraggio della minaccia poiché molti predatori cacciano di notte.
Secondo alcuni esperti che seguono il pensiero di Freud, la nictofobia sarebbe una manifestazione del disturbo d’ansia di separazione. Avrebbe origine dall’infanzia, in particolare nel momento in cui il bambino cerca di trovare una certa autonomia e si stacca dai genitori.
Da un punto di vista psicopatologico, oggi si ipotizza che la fobia specifica per il buio abbia un’eziologia complessa, in cui giocano un ruolo fattori genetici, familiari, ambientali e di sviluppo.
Esistono diversi fattori di rischio che aumentano le probabilità che questa patologia si manifesti. Tra questi vi sono:
Un genitore ansioso: porta allo sviluppo della paura come risposta alle reazioni di ansia del genitore.
Un genitore iperprotettivo: porta allo sviluppo di una dipendenza dal genitore, ad avere una scarsa autostima e a sentirsi impotenti, e aumenta le probabilità di soffrire di ansia generalizzata in futuro.
Un evento stressante o un trauma, recente o verificatosi durante la crescita: aumenta le probabilità di sviluppare una fobia.
Esperienze negative associate al buio: momenti apparentemente non traumatici, come essere stato terrorizzato da un racconto di paura al buio o aver sentito delle grida di notte, possono venire registrati inconsciamente come traumi.
Il primo passo per affrontare la nictofobia è accettare di avere paura. La paura è un sentimento normale nell’essere umano e ha una funzione di campanello d’allarme per una possibile minaccia. Reprimere le nostre paure non è efficace. Piuttosto, dovremmo osservarle ed accettarle.
Per iniziare ad affrontare la paura del buio, si può provare a svolgere un’attività in penombra, per poi ripetere l’esperienza qualche giorno dopo in una stanza un po’ più oscura. A poco a poco il buio apparirà sempre meno minaccioso, e così, gradualmente, si familiarizzerà con l’oggetto di timore, il buio.
Durante questo lavoro interno di esposizione alla paura, è bene cercare di mantenere la mente più calma possibile, con tecniche di rilassamento, meditazioni, esercizi di respirazione e ascoltando musica rilassante. È sconsigliato vedere film o leggere libri che abbiano contenuti violenti.
Per aiutare i bambini ad allontanare la paura del buio, è importante non minimizzare o ridicolizzare la paura con frasi come “Sei grande per avere paura del buio”, ma neanche rendere troppo seria la questione.
Una buona idea è di fare dei giochi che possano aiutare i piccoli a superare la paura, per esempio inventare degli “antidoti” per vincere i presunti “fantasmi” che si celano nel buio, come incantesimi o spray, facendo capire che quei mostri in realtà non esistono, se non nella fantasia.
È importante anche non dire frasi che implicano pensieri negativi riguardo a mostri o fantasmi, come “Se non fai i compiti, arriverà il mostro”, perché aumenterebbero il disagio e la paura. Piuttosto, andrebbero utilizzati frasi positive come “Se fai i compiti, giocheremo insieme”.
Un punto fondamentale per aiutare i bambini con la nictofobia è ascoltarli, lasciarli esprimersi riguardo alle loro paure e aiutarli a osservare le loro emozioni facendo loro delle domande più specifiche.
Bisogna rassicurarli e spiegar loro che è normale avere delle paure, che non bisogna vergognarsi e che parlandone con i genitori si troverà una soluzione. Non bisogna mettere loro fretta, la paura scomparirà gradualmente.
Utili sono anche alcuni libri per bambini che affrontano questa tematica.
Nel frattempo, si possono mettere in atto alcune accortezze, come lasciare una piccola luce accesa la notte o ricordargli di dormire con il suo peluche preferito. Si può tentare l’esposizione camminando al buio per mano con il piccolo e spiegandogli che non ci sono pericoli o esorcizzando la paura con favole che trattano l’argomento del buio con ironia.
Atteggiamenti iperprotettivi, come creare l’abitudine di dormire con il bambino o permettergli sempre di dormire nel lettone sono da evitare.
È meglio rivolgersi a uno psicologo e chiedere aiuto se la paura del buio compromette le attività della vita quotidiana, ha un impatto negativo sul sonno, si associa a una forte ansia o panico o si mettono in atto strategie di evitamento.
La terapia cognitivo-comportamentale, insieme all’esposizione graduale e alle tecniche di rilassamento può aiutare a superare la nictofobia. Il percorso porta allo sviluppo di nuovi modelli di comportamento e all’apprendimento di come cambiare i pensieri disadattivi riguardo all’oscurità in positivi. Al contempo, è utile per contrastare tutti i sintomi associati alla fobia.
La nuova tecnologia della realtà virtuale si sta rilevando utile come integrazione degli approcci psicoterapeutici tradizionali, in quanto facilita i percorsi di cambiamento e migliora i sintomi sia cognitivi che fisici. Il principio è quello dell’esposizione e desensibilizzazione, però avviene attraverso mezzi virtuali. È stato dimostrato che la terapia di esposizione con realtà virtuale è efficace quanto le forme tradizionali di terapia di esposizione dal vivo per il trattamento delle fobie.
Con la VRT, o Virtual Reality Therapy, vengono simulate al computer situazioni difficili da realizzare nella realtà, che i pazienti posso vivere come esperienze realistiche, in modo che possano esporsi gradualmente alle loro paure in maniera sicura. Di recente è stato sviluppato un videogioco chiamato “Dark” che ha un gran potenziale terapeutico per la nictofobia: il giocatore svolgerebbe attività virtuali divertenti in un ambiente domestico sicuro ma oscuro. In questo modo, poco a poco, familiarizzerebbe con il buio e infine supererebbe la paura.

SERGIO  DEMURU