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Safer Internet Day: tra dipendenza, cyberbullismo e adescamento online.

Il mondo a portata di mano, la finestra sul mondo, l’esposizione ai rischi, di quel mondo, nascosti dietro lo schermo: luoghi comuni sul binomio Internet&Social, con le loro luci e ombre, ve ne sono in quantità.
Ma, al di là del cliché e del già sentire dire, rimane il fatto che l’argomento della sicurezza, specie per i più giovani, è comunque attuale e, giorno dopo giorno, diventa sempre più pressante.
In occasione della Giornata Mondiale per la Sicurezza in Rete, che si celebra ogni 6 febbraio, istituita e promossa dalla Commissione Ue, la SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), sottolinea l’importanza dell’uso consapevole di Internet da parte di bambini e adolescenti e del ruolo attivo e responsabile dei genitori.
Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, dice: “Occorre lavorare su tre principi fondamentali: dobbiamo partire dalla protection per garantire a bambini e adolescenti di essere al sicuro da impatti dannosi o discriminatori dei sistemi di intelligenza artificiale. Attraverso la provision i ragazzi andranno indirizzati verso contenuti appropriati, a partire dall’age verification. In ultimo, tramite la participation, le tecnologie andranno utilizzate nelle loro declinazioni positive”.
“Tutto questo è possibile se e solo se tutti i soggetti in campo prendano reale consapevolezza del valore di questa sfida, a partire dalle stesse aziende del digital, dalle Istituzioni e dalle authorities che sono chiamate a dare regole chiare e valide per tutti”. In altre parole si rendono necessarie soluzioni concrete, risposte operative, condivise e applicabili. “Risposte capaci di diventare una base di proposta utile a livello istituzionale a partire dal prossimo G7 per delineare un quadro di intervento comune a livello internazionale”, prosegue Caffo.
Non sarà però un cammino senza sfide e richiederà un approccio etico e responsabile da parte di tutti gli attori in gioco: “Un impegno collettivo e determinato in grado di integrare prevenzione e interventi basati sull’evidenza scientifica per implementare soluzioni che coinvolgano in primis i ragazzi affinché imparino a gestire il digitale in modo più responsabile”.
“In occasione della Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, più di uno studio ha fatto suonare il campanello d’allarme sul rischio di dipendenza da videogiochi per oltre un ragazzo su dieci o sul cyberbullismo, che colpisce una fetta simile degli studenti”. A dirlo, in un’intervista alla Stampa, il ministro della Salute, Orazio Schillaci.
“Sono rimasto colpito dal dato riportato sabato dall’inchiesta sul mezzo milione di giovani e giovanissimi che nel nostro Paese è dipendente dai social network – spiega -Si tratta di un fenomeno che numerosi studi correlano all’aumento dei disturbi mentali sempre più diffusi, non solo nella nostra generazione Z, ma anche in quella Alpha. Ossia, tra i nati dopo il 2012. Non a caso definiti anche ‘screenagers’ per il tempo che trascorrono davanti agli schermi di pc, tablet e smartphone”.
Si tratta, secondo Schillaci, di “una nuova emergenza sanitaria, che si manifesta anche con la sempre più preoccupante diffusione dei disturbi alimentari, ai quali recenti studi attribuiscono oltre quattromila morti l’anno tra i ragazzi sotto i 24 anni. Dopo gli incidenti stradali è ormai questa la prima causa di morte tra i nostri giovani. Una strage silente, di fronte alla quale non possiamo restare indifferenti”.
Il ministro sottolinea però “che i social vanno ben utilizzati, non demonizzati. È infatti innegabile che queste piattaforme offrono ai giovani strumenti per creare, mantenere o sviluppare relazioni interpersonali anche nel mondo reale. Ci sono indagini che dimostrano come le forti amicizie adolescenziali possano essere rafforzate dall’interazione con i social media. Anche se questo finisce per fare più ricco chi è già ricco nel senso delle relazioni sociali”.
Si chiama “internet gaming disorder” la dipendenza patologica da internet, che siano giochi, video o social network, che coinvolge i più giovani al punto che nel 2019 l’Oms lo ha ufficialmente inserito all’interno della sezione inerente ai disturbi del comportamento relativi alle dipendenze.
Secondo i dati di un recente studio sulle “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z”, realizzato dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, emerge che nella popolazione scolastica tra 11 e 17 anni il rischio di disturbo da uso di videogiochi vede coinvolto ben il 12% degli studenti (circa 480mila). Il genere maschile è più colpito, con il 18% negli studenti delle secondarie di primo grado e il 13,8% negli studenti delle superiori; contro il 10,8% nelle scuole medie e il 5,5% nelle scuole superiori per le femmine. Rispetto all’età, la percentuale di rischio maggiore si rileva nelle scuole medie con il 14,3% dei ragazzi a rischio, mentre il dato scende al 10,2% alle superiori.
Da “Save the Children” arriva il dato secondo cui metà degli adolescenti passa online più di 5 ore al giorno, e  il 91,7% dei 14-17enni utilizza Internet quotidianamente. Che cosa fanno? Usano la messaggeria istantanea, attraverso WhatsApp, Messenger, Viber e altro (93%), guardano i video (84%), frequentano i social media (79%), videogiocano (72,4%). Un uso chiaramente eccessivo, che può avere conseguenze negative, a cominciare dalla dipendenza.
La “dipendenza da Internet” – riporta il Safer Internet Center italiano, promosso dal ministero della Cultura e del Merito – può essere una vera e propria sindrome: riguarda ragazzi e ragazze che non riescono a farne a meno e, privati della Rete, provano un forte disagio che non attenuano in nessun altro modo. Ma al di là della patologia, piuttosto rara o molto estrema, un abuso di Internet e delle tecnologie è sempre negativo.
I ragazzi, avvertono dal portale che intende dare per ogni argomento spiegazioni e consigli utili, potrebbero rinchiudersi in una “nicchia mediatica”, attuando una vera e propria fuga dalla realtà: con conseguenze sociali e psicologiche. Sostituire amici reali con amici virtuali, smettere di fare sport e passare sempre più tempo in solitudine davanti ai videogames.
“C’è chi dopo aver trascorso un tempo eccessivo online sente mal di testa, ha la vista sfocata, dolori al collo o semplicemente prova una gran fame! Altri segnali, invece, possono essere di tipo emotivo: ti arrabbi, sei nervoso o in ansia quando non puoi essere online o usare la tecnologia? O quando qualcuno ti distoglie da qualche tua attività online? Ti senti annoiato e irritato quando sei online?”, sono tra le prime domande che ci si deve porre per capire se si sta sviluppando una dipendenza di questo genere.
Poi vi sono Cyberbullismo e autoisolamento (hikikomori). Sono altri grandi temi legati a ciò da cui ci si deve difendere e saper maneggiare.
Save the Children evidenzia come nel 2023, rispetto al 2021, sembrano in crescita gli atti di cyberbullismo nei preadolescenti, in particolare tra gli 11 e i 13enni rispetto ai 15enni e le vittime sono più frequentemente le ragazze. A 15 anni si assiste negli anni considerati a un calo del fenomeno e a una riduzione del divario tra maschi e femmine, complici una maggiore capacità di difendersi dagli attacchi, anche di denunciarli, e una più concreta consapevolezza dei propri atti.
I comportamenti a rischio di dipendenza tecnologica, da social media o da gioco online, sono correlati a un aumento dell’ansia sociale, della depressione e dell’impulsività, a un rendimento scolastico scarso e un maggior rischio di sovrappeso o obesità. In Italia, le rilevazioni sugli adolescenti di 11, 13 e 15 anni, mostrano che il 13,5% del campione fa un uso problematico dei social media.
Sono soprattutto le ragazze a soffrirne e l’età più critica è quella dei 13 anni: tra le principali motivazioni dell’uso intensivo dei social media c’è quello di scappare da sentimenti negativi. Uno degli effetti legati alla dipendenza da internet è l’autoisolamento, che può raggiungere le forme più estreme nel fenomeno degli hikikomori, che letteralmente significa “stare in disparte”, un fenomeno che si manifesta soprattutto tra i 15 e i 17 anni.
In Italia –  nota ancora Save the Children – le rilevazioni sugli adolescenti di 11, 13 e 15 anni, mostrano che il 13,5% del campione fa un uso problematico dei social media. Sono soprattutto le ragazze a soffrirne e l’età più critica è quella dei 13 anni: tra le principali motivazioni dell’uso intensivo dei social media c’è quello di scappare da sentimenti negativi. Uno degli effetti legati alla dipendenza da internet è l’autoisolamento, che può raggiungere le forme più estreme nel fenomeno degli hikikomori, che letteralmente significa “stare in disparte”, un fenomeno che si manifesta soprattutto tra i 15 e i 17 anni.
Telefono Azzurro sta lavorando per divulgare e rendere maggiormente accessibile a tutti gli utenti, alle famiglie e gli insegnanti il Take It Down, il servizio gratuito sviluppato dal National Center for Missing and Exploited Children (NCMEC) in collaborazione con Meta, che “mette in sicurezza” le immagini sensibili o intime che bambini e adolescenti hanno magari ingenuamente diffuso sul web o sui social, consentendo di rintracciarle e cancellarle da tutte le piattaforme online pubbliche o non criptate che hanno deciso di aderire all’iniziativa. “La tecnologia corre, e noi non possiamo permetterci di rimanere indietro”, afferma Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro.
Sempre il portale promosso dal Ministero che, ricorda “L’adescamento online è un processo manipolativo e pianificato, interattivo e fluido, controllante e controllato, facilitato dalla mole di informazioni di sé che bambine/i e ragazze/i condividono in Rete e che costituiscono importanti punti di partenza per agganciare la vittima”.
È fondamentale – avvertono –  che venga tenuta traccia degli scambi intercorsi (es. salvare le conversazioni, fare degli screenshots) rivolgendosi il prima possibile alla Polizia Postale e delle Comunicazioni. In seguito alla tempestiva gestione degli aspetti strettamente inerenti la Rete e la denuncia, è altresì importante valutare la possibilità di rivolgersi ad un Servizio territoriale (es. Consultorio Familiare, Servizio di Neuropsichiatria Infantile, ecc.) in grado di fornire al minore anche un adeguato supporto di tipo psicologico o psichiatrico.
“Online può sembrare tutto perfetto, perché è facile presentarsi diversamente da ciò che si è. Se la persona con cui sei in contatto ha i tuoi stessi gusti, si interessa delle stesse cose, sembra molto gentile, ricorda che potrebbe anche fingere. Addirittura può farti credere di essere coinvolto/a in una relazione speciale con te. Ma, spesso, fa tutto parte dell’inganno”.
Gran parte della fidelizzazione e della dipendenza è anche provocata dall’intelligenza artificiale in grado di comandare gli algoritmi che tiene incollati allo schermo con contenuti confezionati in base ai nostri gusti e abitudini d’uso. Una dinamica questa che, peraltro, i ragazzi sottovalutano: 2 su 3 ritengono di avere la possibilità di controllarli o addirittura di influenzarli e aggirarli. Una battaglia però persa in partenza, che nasconde un vuoto di conoscenza che deve essere necessariamente colmato, per rendere tutti più consapevoli. In questo, il ruolo della scuola può essere fondamentale. Infatti, nel corso degli anni la cultura della sicurezza in ambiente digitale si è sviluppata soprattutto grazie ai docenti. Tra quanti hanno dichiarato di aver approfondito i pericoli dovuti a un uso corretto della Rete – si tratta di un confortante 75% – ben 7 su 10 hanno appreso le nozioni più utili soprattutto dai professori.   
L’AI o, meglio, il suo uso scorretto concorre poi alla creazione di dannose fake news, tema di cruciale attualità, che riguarda tutti i cittadini e che tocca un principio cardine delle nostre società democratiche: il diritto a una corretta informazione, sempre più difficile dato che la maggior parte delle persone orami si informa tramite i social. “Le fake news fanno quasi sempre leva sulle emozioni, sulle nostre paure o sui nostri pregiudizi (curiosità, razzismo, insicurezza), toccano temi di un certo interesse e legati all’attualità (salute, politica, celebrità, immigrazione etc.), usano toni drammatici o sensazionali, descrivono eventi straordinari.
“In questo scenario, la competenza più importante da possedere non è saper cercare e trovare le informazioni, ma saperle selezionare. È l’esperienza con cui studenti e insegnanti si confrontano ogni giorno. I motori di ricerca, ad esempio, propongono dei risultati in un dato ordine, ma è sufficiente? Ovviamente no, il problema è dunque ragionare sui criteri di selezione”, ricordano dal Safer Internet Center italiano.

SERGIO  DEMURU