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Gioco d’azzardo. Quando diventa patologico e come intervenire

Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è un disturbo mentale, riconosciuto tale dalla comunità scientifica internazionale nel 1980, quando l’associazione degli psichiatri americani ha ritenuto opportuno inserirlo tra i disturbi psichici nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.
La caratteristica principale del GAP è un “comportamento persistente, ricorrente, e maladattivo di gioco d’azzardo che compromette le attività personali, familiari, o lavorative”.
Il disturbo da gioco d’azzardo è a tutti gli effetti una dipendenza patologica, spesso nascosta, scoperta solo dai familiari quando ormai la situazione finanziaria è altamente compromessa.
L’ormai vastissima proposta di gioco d’azzardo, con il gioco on line, e le scarse informazioni sulle realistiche probabilità di vincita stanno rendendo questo fenomeno un problema di salute pubblica di dimensioni sempre più rilevanti.
Quali sono le caratteristiche del giocatore d’azzardo patologico?
Quella dei giocatori è una categoria eterogenea, così come del resto lo è anche il percorso che porta allo sviluppo della dipendenza.
In letteratura sono descritte tre diverse fasi che il paziente attraversa nello sviluppo del Gioco d’Azzardo Patologico:
1) fase di vincite o fase vincente
2) fase di perdite o perdente
3) fase della disperazione
Nella storia di un giocatore patologico è sempre rintracciabile una fase vincente: il paziente ha avuto una grossa vincita, è euforico, gioca per divertirsi più che per guadagnare. “Il soggetto sente che può controllare il gioco, che può influenzare il fato, che continuerà a vincere”.
Tuttavia, questa fase è quasi sempre seguita da una serie di perdite al gioco e il giocatore cerca di recuperare i soldi giocando somme di denaro sempre maggiori, iniziando a contrarre debiti di gioco (spesso mentendo ai familiari), arrivando a compiere anche azioni illegali, manifestando tutti sintomi tipici della dipendenza: sta male se non gioca, è irritabile, ansioso, aggressivo, pensa solo al gioco smettendo di interessarsi a tutto il resto, contrae debiti, mente, deve giocare sempre di più e con somme sempre maggiori di denaro.
Qui subentra la cosiddetta fase della disperazione: la persona si rende conto che probabilmente non vincerà più, è consapevole dei disastri provocati dal gioco ma nonostante questo non riesce a smettere di giocare, e spesso, l’unica via di ‘uscita’ sembra essere solo il suicidio.
Il giocatore d’azzardo, presenta tipicamente alcune “distorsioni cognitive”, pensa cioè di avere un’influenza sul gioco d’azzardo, attribuendo le perdite e le vincite eventuali a fattori del tutto errati, senza tenere conto del fatto che il risultato del gioco è interamente determinato dal caso e non all’abilità del giocatore.
Tra gli aspetti legati alla patogenesi del disturbo ci sono anche meccanismi comportamentali di condizionamento che facilitano la caduta del pazienti nella dipendenza patologica, oltre ad una tipologia di soggetti che presentano alcuni aspetti di natura biologica, quali impulsività, deficit attentivi, antisocialità e ricerca di di sensazioni emotive intense. Tra quest’ultima tipologia di giocatori si rileva spesso scarsa tolleranza delle frustrazioni, tendenza al suicidio ed è frequente anche l’abuso di alcool e droghe. Esistono inoltre delle differenze tra i sessi: gli uomini sono più spesso dei giocatori patologici o compulsivi, mentre le donne più giocatrici per fuga; inoltre, mentre gli uomini iniziano a giocare più spesso in tarda adolescenza, con una progressione verso un gioco patologico più lenta; le donne cominciano a giocare in età adulta e spesso hanno un’evoluzione più rapida verso il GAP. Esistono anche delle differenze per quanto concerne il tipo di gioco: i maschi tendono a prediligere blackjack, poker, altri tipi di giochi con carte, dadi e scommesse su eventi sportivi; le donne sono più spesso coinvolte in giochi non strategici, con minore coinvolgimento interpersonale, come lotterie o slot machines.
SERGIO  DEMURU